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Cinque tendenze dell’interior design che caratterizzeranno il 2026

Gli spazi che abiteremo nel 2026 racconteranno una storia diversa. Dopo anni trascorsi alla ricerca della perfezione – la cucina di un bianco immacolato, la mensola curata nei minimi dettagli, la palette cromatica impeccabilmente neutra – stiamo assistendo a un sospiro di sollievo collettivo. Un ritorno a stanze che respirano, invecchiano e accumulano significato.

Questo cambiamento non è tanto reazionario quanto piuttosto correttivo. Gli interni minimalisti che hanno dominato l’ultimo decennio hanno avuto una funzione: hanno offerto calma visiva in un mondo sempre più caotico. Ma a un certo punto, la calma si è trasformata in freddezza. La semplicità è diventata sterilità. Abbiamo liberato le nostre case dal disordine e, nel farlo, le abbiamo private del loro carattere.

Gli interni che stanno emergendo ora si oppongono a questa cancellazione. Sia i designer che i proprietari di casa prediligono la profondità alla raffinatezza, la tradizione alla novità e materiali che raccontino il tempo anziché negarlo. Di seguito sono riportate cinque tendenze che daranno forma all’anno a venire, non come mode passeggere, ma come segnali di un ricalibramento più duraturo nel modo in cui concepiamo la casa.

1. La finitura che vive

Esiste un particolare tipo di bellezza che emerge solo con l’uso. La pelle consumata di una poltrona molto amata. Il dorso sbiadito di un libro di ricette aperto mille volte. La maniglia in ottone scurita da decenni di mani. Nel 2026, questa estetica dell’accumulo passerà dalla periferia al centro del design d’interni.

L’ottone non laccato è diventato l’emblema materiale di questo movimento. A differenza della sua controparte laccata, che mantiene una lucentezza dorata immutabile, l’ottone non laccato si ossida dal momento stesso in cui viene installato. Reagisce all’aria, all’umidità, agli oli presenti sulla vostra pelle. Nel giro di poche settimane, la superficie immacolata inizia la sua trasformazione, sviluppando calde tonalità color miele in alcune zone, ambra più scura in altre, per poi assumere una patina ricca e caratteristica che è interamente, e insostituibilmente, vostra.

«Stiamo cercando accessori più decorati che sembrino repliche di oggetti d’epoca, con finiture “vive” come il bronzo e l’ottone non laccato», osserva Claire Staszak di Centered by Design. Il fascino non risiede nella perfezione, ma nella personalità.

Questa filosofia va oltre la ferramenta. I produttori di mobili lasciano sempre più spesso il legno non trattato oppure utilizzano oli penetranti anziché poliuretano, consentendo alle superfici di segnarsi e ammorbidirsi. Le piastrelle in terracotta vengono posate senza i sigillanti lucidi che un tempo sembravano obbligatori. Anche le finiture a base di vernice si stanno orientando verso tonalità opache e gessose che mostrano l’usura con grazia, anziché contrastarla.

Vale la pena soffermarsi sulla psicologia che sta alla base di tutto ciò. In un’epoca di usa e getta e di obsolescenza programmata, gli oggetti che migliorano con il passare del tempo offrono qualcosa di silenziosamente radicale: un rapporto con il tempo che non è conflittuale. La vostra casa diventa un palinsesto di momenti vissuti piuttosto che un palcoscenico che richiede una manutenzione costante.

2. Eredità moderna

Se il minimalismo ci chiedeva di selezionare senza pietà, il patrimonio moderno ci invita a curare con attenzione. Questa estetica emergente, identificata dai designer come lo stile caratterizzante del 2026, bilancia il rispetto per il passato con il pieno riconoscimento di come viviamo effettivamente oggi.

L’approccio è caratterizzato da materiali naturali a cui viene data un’espressione autentica: legno massello con venature visibili, pietra lasciata nelle sue variazioni naturali, mattoni a vista anziché verniciati. Le palette cromatiche tendono verso tonalità tenui e sobrie: ocra, verdi intensi, marroni caldi e bordeaux che richiamano gli interni storici senza imitarli.

«Si tratta di onorare il passato progettando al contempo in funzione di come le persone vivono realmente oggi», spiegano Barry e Jordan dei The Brownstone Boys. «È un equilibrio tra conservazione e creatività, che mantiene intatta l’anima architettonica di uno spazio ma la arricchisce con il comfort contemporaneo».

Ciò che distingue il patrimonio moderno dalla nostalgia è il rifiuto di trattare la storia come un costume d’epoca. Una dimora vittoriana può conservare le sue cornici originali pur ospitando una cucina contemporanea dalle linee pulite. Un appartamento della metà del secolo scorso può abbinare sedie Eames a un antico tappeto persiano. L’obiettivo non è l’accuratezza storica, bensì la risonanza emotiva: spazi che trasmettano un senso di radicamento senza apparire congelati nel tempo.

I dettagli architettonici stanno tornando in auge, in particolare nelle nuove costruzioni che li avevano eliminati nell’era del minimalismo. Battiscopa con profili più puliti. Modanature a cornice. Modanature a corona proporzionate all’altezza del soffitto. Questi elementi aggiungono ciò che Lauren Farrell di Pacaso definisce «peso architettonico», ovvero la sensazione che gli spazi abbiano sostanza e permanenza al di là delle disposizioni temporanee dei mobili al loro interno.

3. Il ritorno del colore

Il decennio del grigio è ufficialmente finito. Dopo anni di pareti color greige, piani di lavoro in marmo bianco e cornici nere ovunque, il colore sta riaffermandosi con una sicurezza che sembra quasi provocatoria.

Non si tratta del colore timido delle pareti d’accento né del colore «sicuro» dei cuscini decorativi che possono essere sostituiti a ogni stagione. La tavolozza del 2026 è decisa. Mobili da cucina in blu intenso e verdi tenui. Sale da pranzo in velluto bordeaux e pelle color sangue di bue. Bagni in terracotta e salvia. I designer segnalano che le tonalità saturate fungono da nuovi colori neutri, conferendo calore, profondità e individualità pur continuando a fungere da sfondi versatili per la vita quotidiana.

Due approcci stanno emergendo come particolarmente convincenti. Il primo è il «colour drenching»: dipingere pareti, finiture, soffitti e porte in un’unica tonalità per creare spazi avvolgenti e protettivi. L’effetto è teatrale senza risultare stridente: si ottengono stanze che danno una sensazione di avvolgimento piuttosto che di semplice decorazione. Il secondo è il gradiente tonale, talvolta denominato «colour capping», in cui le tonalità della stessa famiglia passano dal più scuro nella parte inferiore al più chiaro in quella superiore, attirando lo sguardo verso l’alto e aggiungendo una sottile dimensione.

«Il colore racconta una storia. Quando qualcuno abbina due tonalità inaspettate, si intuisce immediatamente qualcosa della sua personalità».

Forse l’aspetto più significativo è la volontà di lasciare che il colore si estenda fino alla cucina, a lungo l’ultimo baluardo del territorio neutro. I mobili bicolori con contrasti audaci (salvia e senape, ciliegio e fungo, pesca e petrolio) segnalano una nuova giocosità nella stanza più funzionale della casa. Anche le finiture degli accessori seguono questa tendenza, con maniglie in tinta e finiture in ottone colorato che aggiungono un tocco di vivacità a questi spazi ora ricchi di colore.

4. Geometrie ammorbidite

Le curve stanno sostituendo gli angoli netti con sempre maggiore frequenza. Divani arrotondati, porte ad arco, mobili scultorei dai contorni fluidi, isole da cucina con angoli arrotondati: la rigidità rettilinea degli ultimi anni sta cedendo il passo a forme che si adattano al corpo umano anziché imporsi su di esso.

L’indagine annuale sulle tendenze condotta da 1stDibs identifica i mobili dalle forme sinuose e irregolari come una delle principali preferenze dei designer per il 2026, e le prove sono ovunque. I divani con gonna, un tempo liquidati come retaggi antiquati degli anni ’70, stanno tornando alla ribalta in versione sofisticata, con tessuti raffinati e silhouette essenziali. Le sedie da pranzo con schienale a canalina ammorbidiscono i bordi netti dei tavoli da pranzo. Persino i mobili da cucina stanno perdendo i loro angoli acuti.

Questo cambiamento è in parte dettato da ragioni pratiche: le curve rendono più agevoli i percorsi di circolazione, rendono gli angoli stretti più agevoli da superare e spezzano la monotonia visiva del cartongesso e degli angoli retti che caratterizzano gran parte dell’edilizia contemporanea. Ma c’è anche qualcosa di psicologicamente rassicurante in queste forme organiche. In spazi dominati da schermi e linee rette, un singolo elemento curvo può trasformare l’atmosfera da rigida ad accogliente.

«L’infatuazione per le curve e le scanalature proseguirà fino al 2026», osserva Nancy Davilman di ND Interiors. «Le curve stanno comparendo non solo nell’arredamento, ma anche nell’architettura e persino in luoghi inaspettati come le isole da cucina».

La ferramenta segue l’esempio dell’arredamento. Maniglie e pomelli dai bordi delicatamente arrotondati, pomelli dai profili organici, accessori che risultano ben studiati e piacevoli al tatto. L’obiettivo è la coesione: spazi in cui ogni punto di contatto rafforzi lo stesso linguaggio di morbidezza e accoglienza.

5. La casa curata

L’estetica della «casa da esposizione», in cui ogni oggetto sembrava scelto per il suo potenziale su Instagram e gli spazi apparivano più allestiti che abitati, sta svanendo. Al suo posto emerge qualcosa di più disordinato, più personale e, in definitiva, più sincero: case che sembrano davvero abitate da qualcuno.

Le mensole a vista sono fondamentali in questo cambiamento. Laddove i mobili chiusi nascondono gli oggetti dietro ante uniformi, le mensole a vista invitano a esporre e a alternare gli oggetti: ceramiche raccolte durante i viaggi, libri di cucina con il dorso consumato, gli oggetti quotidiani che si accumulano nel corso di una vita. Le vetrine svolgono una funzione simile, offrendo scorci anziché nascondere.

Vale la pena approfondire la psicologia alla base di questo fenomeno. Dopo anni di decluttering ispirato a Marie Kondo, molti proprietari si ritrovano a vivere in spazi che sembrano completi ma in qualche modo vuoti. La casa curata reagisce a questa tendenza celebrando ciò che abbiamo conservato: gli oggetti particolari, quelli ereditati, quelli che suscitano non solo gioia ma anche ricordi.

«Spero che ci stiamo allontanando dall’ossessione per gli spazi “perfetti”. Case che sembrano eccessivamente allestite, troppo coordinate e così patinate da non contenere alcuna vita reale né anima. Ciò che preferirei vedere nel 2026 sono interni che abbiano davvero una storia.»

I mobili vintage e d’epoca svolgono un ruolo chiave, con i proprietari più giovani che, in particolare, tendono a preferire pezzi con una storia piuttosto che alternative prodotte in serie. Il fascino è in parte di natura ambientale – il vintage è intrinsecamente sostenibile – ma riguarda altrettanto il desiderio di unicità in un’epoca di uniformità algoritmica. Ogni angolo consumato e ogni finitura sbiadita rappresentano una storia che non può essere replicata.

Anche la ferramenta contribuisce a questa narrazione. Pomelli e maniglie decorati che sembrano repliche di pezzi d’epoca. Finiture miste che suggeriscono un accumulo nel tempo piuttosto che un singolo acquisto. Ottone non laccato che svilupperà una propria patina unica, diventando una testimonianza di tutte le mani che lo hanno toccato.

Il filo conduttore

Ciò che accomuna queste cinque tendenze è un riorientamento fondamentale nel modo in cui concepiamo lo spazio domestico. La domanda non è più «Che aspetto ha?», bensì «Come apparirà, tra cinque anni, tra venti, nelle mani di chiunque vivrà qui in seguito?».

Si tratta di un design che onora l’impermanenza abbracciando la durabilità. Materiali che invecchiano anziché deteriorarsi. Palette cromatiche che conferiscono stabilità anziché risultare datate. Dettagli che ricompensano l’attenzione anziché esigerla. Spazi che accolgono l’intero spettro della vita domestica, il disordine e la magia, il quotidiano e l’eccezionale.

Forse, cosa ancora più importante, gli interni del 2026 riflettono una comprensione matura dello scopo della casa. Non un elemento da portfolio. Non un indicatore di status. Non uno sfondo per la creazione di contenuti. Semplicemente un luogo in cui vivere, pienamente, comodamente e con tutte le tracce accumulate di averlo fatto.

meraki. progetta e realizza accessori in ottone massiccio e illuminazione architettonica per spazi che privilegiano la sostanza rispetto allo spettacolo. Ogni pezzo è realizzato su ordinazione, con finiture che si evolvono insieme alle abitazioni in cui trovano posto.

Consegna gratuita in tutto il mondoDazi e tasse inclusi
Garanzia di 10 anni*Su accessori in ottone massiccio
Realizzato su ordinazioneRealizzato a mano in piccoli lotti
4.9 tratto dalle recensioni su 1,900+Recensioni verificate dei clienti

Come riportato su

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